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Ready, steady, go!

I’m Mariateresa Paolicelli, the funder of Neturaltalk. Starting from today I’m going to tell you what I’ve learnt from four years of teaching English at Neturaltalk and what I’m still learning. I’m going to write about game-based method, multiple intelligences, deep learning and neuroscience, which I’m passionate about. I keep on researching and experimenting with my English classes.

Let’s start with two good news.

The first. The game-based workshop (laboratorio aperto di sperimentazione) I launched in March 2017 ended with a master thesis. Yes, I graduated! Yeah!

For the workshop I created two groups of students. One group attended a course based on the game-based method and the other on the grammar translation one. At the end they all did a final test and I collected and analysed data in my master thesis. The emerged data are interesting and tell how much the game method is more appropriate to develop communication skills.

Progetto senza titolo

The grammar translation method has been used since the nineteenth century to teach Latin and Greek. Classical languages were important to read and understand literary works in Latin and Greek. However, many of you also studied modern languages with this method and would have probably experienced once the same thing that happened to Francois Gouin. He was a Latin teacher who wanted to learn German. He locked in a house in Hamburg to learn all German grammar rules and 250 irregular verbs. After ten days he went out but realized he could not understand anything of what people said. His failure led to the birth of the Direct Method.

What is the game-based method? It is a method that adopts games for educational purposes. It paradoxically combines chaos, loudness, unforeseen, pleasure with seriousness, order, programs, and goals. When teachers use games in class, they not only stimulate language skills (e.g. grammar and vocabulary), but they create a meaningful context too, where students can learn to use different registers (to talk to a friend, as well as writing a formal letter), they develop strategic skills to solve communication problems (e.g. if I don’t remember a word I find a new way of expressing that idea), and they feel pleasure, that is much more than having fun.

“the pleasure is a gratification of a cognitive need and of a desire for participation, as the pleasure of making new experiences, the pleasure of a challenge, the pleasure of systematizing knowledge by making it into a personal competence, of establishing connections between the new concepts and the ones already possessed” (Caon, 2006, p. 18).

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The second good news is that it’s possible to download the index and bibliography here or you can receive the full thesis in pdf writing to my email Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.. I will be very happy to share it with you!

Have a playful day!

References: 
Project Zero, Pedagogy of Play, Harvard Graduate School of Education http://www.pz.harvard.edu/projects/pedagogy-of-play
Balboni Paolo, 2002, Le sfide di Babele. Insegnare le lingue nelle società complesse, Torino, Utet Libreria.
Caon Fabio, Rutka Sonia, 2004, La lingua in gioco. Attività ludiche per l’insegnamento dell’italiano L2, Perugia, Guerra Edizioni.
Caon Fabio, 2006, Pleasure in Language Learning. A Methodological Challenge, Perugia, Guerra Edizioni.
Ur, Penny, 2009, Grammar Practice Activities, Cambridge, Cambridge University Press.
Wright Andrew, Betteridge David, Buckby Michael, 1984, Games for Language Learning, Cambridge, Cambridge University Press.

Pronti, partenza, via!

Sono Mariateresa Paolicelli la fondatrice di Neturaltalk.

Da oggi su questo blog vi racconterò quello che ho imparato in questi 4 anni di Neturaltalk e quello che continuo ad imparare. Vi parlerò della metodologia ludica, delle intelligenze multiple, di apprendimento profondo (deep learning) e di ciò che dicono le neuroscienze sul come apprendiamo. Questi sono i temi che mi appassionano, su cui ricerco e sperimento durante i corsi di lingua.   

 Cominciamo con due belle notizie!

La prima: il laboratorio aperto di sperimentazione sulla metodologia ludica che abbiamo attivato lo scorso marzo si è concluso con una tesi. Mi sono laureata! Yeah!

Vi ricordate? avevo creato due gruppi di studenti. Un gruppo aveva seguito un corso di inglese basato sul metodo ludico e l’altro su quello grammaticale-traduttivo. Alla fine dei corsi hanno svolto tutti un test finale e i dati raccolti sono spiegati nel lavoro di tesi. I dati emersi sono interessanti e raccontano quanto il metodo ludico sia più appropriato per sviluppare le competenze comunicative. 

Progetto senza titolo

Il metodo grammaticale-traduttivo è stato utilizzato sin dal XIX secolo per insegnare il latino e il greco. Conoscere le lingue classiche significava saper leggere e comprendere le opere letterarie in latino e greco. Molti, però, avranno studiato anche le lingue moderne con questo metodo e a molti sarà probabilmente successa la stessa cosa che è accaduta a Francois Gouin, insegnante di latino, che per imparare il tedesco si era chiuso in una casa di Amburgo e aveva imparato tutte le regole della grammatica tedesca e 250 verbi irregolari. Dopo dieci giorni uscì di casa ma si accorse di non riuscire a capire niente di quello che gli dicevano. Il suo insuccesso ha portato alla nascita del Metodo Diretto.

Cos’è invece il metodo ludico? è il metodo che utilizza il gioco come strumento didattico ed educativo. Unisce paradossalmente il caos, il rumore, l’inatteso, il piacere con la serietà, l’ordine, i programmi e gli obiettivi. In una classe in cui si utilizzano i giochi non solo si praticano le competenze linguistiche (regole grammaticali e vocaboli), ma ci si immerge in un contesto significativo, si impara a parlare con i coetanei così come a scrivere una lettera motivazionale (registri linguistici), si sviluppano le competenze strategiche per risolvere problemi comunicativi (ad es. se non ricordo una parola cerco di farmi capire in un altro modo). Infine, il gioco genera piacere, quella sensazione che va ben oltre il puro divertimento.  

      “Il piacere è la gratificazione di un bisogno cognitivo e del desiderio di partecipare, il piacere di fare una nuova esperienza, il piacere di una sfida, il piacere di sistematizzare delle conoscenze e renderle delle competenze personali, di stabilire connessioni tra nuovi concetti e quelli già posseduti” (Caon, 2006).   

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La seconda bella notizia è che se questi temi vi interessano potete scaricare l’indice e la bibliografia cliccando qua oppure potete ricevere l'intera tesi in pdf scrivendomi a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. specificando nell’oggetto “pdf tesi”. Sarò super felice di poterla condividere con voi!

Have a playful day!

Bibliografia:
Balboni Paolo, 2002, Le sfide di Babele. Insegnare le lingue nelle società complesse, Torino, Utet Libreria.
Caon Fabio, Rutka Sonia, 2004,
La lingua in gioco. Attività ludiche per l’insegnamento dell’italiano L2, Perugia, Guerra Edizioni. 
Caon Fabio, 2006, Pleasure in Language Learning. A Methodological Challenge, Perugia, Guerra Edizioni.
Daloiso, Michele, 2009, I fondamenti neuropsicologici dell’educazione linguistica, Venezia, Cafoscarina.

Pedagogy of Play http://www.pz.harvard.edu/projects/pedagogy-of-play